venerdì 9 aprile 2010

Ricordando Katyn

Era l’aprile del 1940 quando migliaia di polacchi, la quasi totalità degli ufficiali dell'esercito, furono trucidati uno ad uno.
Esecuzioni con un colpo alla nuca e poi fatti sparire in fosse comuni nei boschi attorno Katyn.


Uno dei massacri più grandi e più omertosi del ventesimo secolo. La guerra fredda poi, per quieto vere, lo fece attribuire ai nazisti.

Tanto che si dovette attendere Gorbaciov, nel 1990, perchè si attribuisse la paternità di quell’orrore ai veri autori: l’armata rossa.

La ragione di quelle migliaia di esecuzioni di massa stava tutta nel freddo calcolo fatto da Stalin: Dal momento che gli ufficiali dell’esercito rappresentavano l’elitè intellettuale di quel paese, (docenti universitari, architetti, avvocati, almeno laureati o professionisti), con la classe dirigente decapitata, il paese poteva divenire facilmente un fantoccio nelle mani dei fratelli sovietici. E così accadde.

Da allora altri 20 anni sono passati, in un silenzio non molto dissimile. Anche se oggi si giustifica con altre ragioni, orala scusa è che sia passato troppo tempo e che non importi più nulla a nessuno.

Ma la sostanza non cambia, è oblio e ignoranza su una delle più ripugnanti carneficine programmate del secolo scorso.

Per questo la notizia che ieri, per la prima volta, autorità polacche e russe abbiano celebrato assieme il ricordo di quel massacro acquista un senso speciale. Un senso di giustizia, seppur molto tardiva.

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